
L'esperienza dell'innamoramento, come desiderio di vicinanza e contatto con un'altra persona, può essere influenzata notevolmente dalla cosiddetta "idealizzazione dell'altro". Secondo C.G. Jung, quando due persone si uniscono, formando una coppia, tendono a scegliere il loro tipo opposto. Spesso, infatti, "immaginiamo la somiglianza" e proiettiamo sull'altro il nostro desiderio di completezza. Vediamo l'altro come perfetto o migliore di quanto non sia realmente. Questa è una grande fortuna e fonte di gioia dei primi periodi. A distanza di tempo però capita che i partner vivono una sorta di “crisi di coppia”. Se uno dei due costringe l'altro a corrispondere alle proprie personali proiezioni, oppure semplicemente smette di venerare il partner e sente la necessità di espandere la propria personalità, cominciano i guai.
Un po’ come quando ad un certo punto si arriva a dire “Non sei la persona che ho conosciuto”, "Voglio scoprire chi sono davvero". In questi casi può essere utile avviarsi a un percorso di coaching di coppia o da soli per poter elaborare questi vissuti e ritrovare nuovi equilibri.
Citando il film "La Guerra dei Roses", la protagonista Barbara, durante il tragitto verso l'ospedale dove è ricoverato il marito, improvvisamente ferma l'auto e decide di rientrare a casa, accorgendosi che l'idea improvvisa del marito Oliver morto la rende felice. Barbara non sopporta più il carattere del marito, ha smesso di amarlo e vuole divorziare.
Quando non si riesce più a condividere sogni, a mettere insieme il futuro, i sentimenti di insoddisfazione e disperazione prevalgono, è tempo di dividere le strade. Se l'altro è diventato un vincolo di prigionia che opprime la nostra individualità, la decisione di separarsi è dolorosa ma inevitabile.
In questi casi è possibile cercare aiuto all'esterno, con percorsi di coaching, di benessere e di risveglio creativo.
Molto spesso però, quando si presenta il problema di sciogliere un matrimonio infelice, i figli fungono "da paravento".
L'argomento base dei genitori che non si amano più è che non possono separarsi per paura di privare i figli di una famiglia unita. L'atmosfera di tensione e di infelicità nella "famiglia unita" è più dannosa per i ragazzi di quanto non lo sarebbe un'aperta rottura. (Erich Fromm "L'arte di amare").
Nel film ad esempio, i figli di Barbara e Oliver, avviliti e preoccupati per la situazione insostenibile, preferirebbero una decisione coraggiosa piuttosto che la totale assenza di rispetto fra i loro genitori.
È la conflittualità fra i genitori che causa destabilizzazione ed effetti negativi sul benessere psicologico dei figli, più che la separazione in sè per sè.
Attraverso l’aiuto di figure professionali che fungono da tramite e supportano la famiglia in questa delicata fase di passaggio, è possibile elaborare meglio i conflitti e le emozioni soggettive.
Avvenuta la separazione, la sofferenza della solitudine da un lato è la nostra dannazione, la nostra croce.
Dall'altro però, sarà la strada verso la creatività, la fantasia, la trasformazione. É nella purificazione del nostro spirito che saremo capaci di ricominciare da capo una nuova vita, con entusiasmo.
Felicità dal latino ha la stessa derivazione di FELIX: fecondo, fertile.
La felicità ha a che fare con un atto generativo, è lavorare per qualche cosa, è responsabilità verso sé stessi di essere presenti nel qui e ora, è la capacità di sviluppare un atteggiamento produttivo.
Il traguardo più importante sarà allora conoscere tè stesso e diventare chi sei.
Claudio Cretaro, Coach